V'innamorerete: la nuova bici da triathlon e da cronometro firmata Wilier vi trascinerà in un Turbine di passione

Grande successo in rosa: quasi un centinaio di persone all’incontro "Lo sport come terapia", promosso da Woman Triathlon Italia e Commissione Donne FiTri

Tante le news in questo numero di Triathlete - quello di aprile 2018 - nel tradizionale spazio della rubrica Zona cambio, per proseguire con le curiosità di vario genere di Breaking news

L’atleta più giovane di tutti i tempi a vincere la maglia tricolore assoluta, una vera fuoriclasse

"Una piccola avventura in un momento della mia vita speciale", Ivan Risti racconta il suo Ironman Mar Del Plata in Argentina

A tu per tu con Daniel Fontana in off-season: i consigli del Campione per un "riposo allenante"

Polignano a Mare, la località più cool della Puglia, si prepara anche quest’anno ad ospitare una due giorni di triathlon. Il 19 e 20 maggio andrà in scena l’attesissimo spettacolo del “Cala Ponte Triweek”, alla sua quarta edizione, con un programma fitto di eventi e con la promessa di tanto divertimento e di sfide appassionanti in scenari unici. 

Ci siamo quasi: a Pescara, tra due mesi, riparte per l'ottava volta l'emozionante avventura targata IRONMAN

Molte più persone di quante si possa immaginare soffrono inconsapevolmente di problematiche posturali, un problema che viene troppo spesso sottovalutato mentre invece gioca un ruolo fondamentale per il benessere del nostro corpo. Ne parlerà il Dott. Luca Corvi durante la sua conferenza, con ingresso libero, e sarà l’occasione giusta per chiarire dubbi e togliersi ogni curiosità, grazie al confronto con il relatore e le dimostrazioni pratiche.

La storia di un padre e di un figlio affetto da autismo

Sono Stefano Vitellozzi, di Sant’Elpidio a mare nelle Marche. Ho trascorso quasi l’intera vita nel mondo della bici, prima come atleta arrivato fino alla soglia del professionismo, poi come direttore sportivo di team Continental.
Ma soprattutto, sono il padre di Francesco, un ragazzo di 21 anni affetto da una patologia che non è facile annoverare tra le disabilità: l’autismo. Mio figlio sembra un congegno altamente sofisticato e con moltissime funzioni, senza però il libretto delle istruzioni. È sempre difficile decifrare i suoi “codici”, così come interpretare le sue potenzialità. Lui ha sempre praticato sport fin da piccolo e gareggia sia nel nuoto sia nell’atletica leggera sotto la Federazione FISDIR del Comitato Paralimpico.

Il mio sogno

Ma il mio sogno è sempre stato quello di condividere con Francesco un progetto di sport “inclusivo”, dove atleti disabili e normodotati sono sulla stessa linea di partenza. Avendo in comune anche la passione per la bici, abbiamo iniziato a frequentare il mondo delle Granfondo ciclistiche. L’unico problema è che lui non conosce il codice della strada, da qui l’idea di utilizzare un tandem. La bontà del lavoro svolto è testimoniato dai molti successi sportivi che Francesco ha realizzato partecipando a numerose Granfondo dal 2013 a oggi. Sportivamente sensazionale è stata la partecipazione alla Maratona delle Dolomiti, dove insieme abbiamo affrontato quattro passi dolomitici oltre quota 2.000 m, su per salite che hanno fatto la storia del ciclismo come il passo Pordoi e il Sella. Particolarmente emozionante la scalata dello Stelvio in occasione dell’omonima Granfondo; e ancora: in mezzo ai 13.000 partecipanti della Granfondo Novecolli e nello stupendo scenario dei Fori imperiali durante la Granfondo di Roma. Infine, in tutte le altre partecipazioni.

Altra sfida

Con il 2016, grazie agli amici del team Civitanova Triathlon che hanno voluto condividere questo nostro progetto, vorremmo vincere un’altra sfida: unendo tutti e tre gli sport che pratica Francesco, riuscire a gareggiare nel triathlon. Così, il 19 marzo scorso abbiamo debuttato con il Campionato italiano duathlon sprint, nella bellissima location del parco delle Cascine a Firenze.

La prima volta

È stata la prima volta che un atleta con disabilità intellettivo-relazionare ha gareggiato nel calendario FiTri, infatti non esiste ancora nel settore paratriathlon una classificazione per tale disabiltà. A tal proposito, un doveroso ringraziamento sia agli organizzatori di Trievolution sia alla stessa FiTri per la disponibilità verso la nostra partecipazione. Con la gara di Firenze, quello che mi piacerebbe trasmettere, perché sia anche di esempio, è come un atleta con disabilità cognitiva-relazionale importante com’è l’autismo riesca a gestire una gara che è caratterizzata da tre step diversi (corsa-bici-corsa). Da parte mia, l’unico pensiero è quello di metterlo nelle condizioni ideali per esprimere al massimo le sue abilità.

Valenza terapeutica dello sport

Per Francesco però lo sport non è fine a se stesso, ma ha una chiara valenza terapeutica, in quanto lo aiuta a frenare il suo essere iperattivo, inoltre, è un buon allenamento alle proprie autonomie personali, oltreché un’eccellente opportunità di relazione e inclusione sociale. Per il resto, il sorriso di Francesco mi fa capire che tutto questo non è una forzatura ma un modo sicuro per renderlo felice.

Lei è Michela, tifosa di lui, del suo lui.
Lei non gareggia, dunque non è triatleta, eppure ama tantissimo questo sport. Ecco il suo racconto

E' necessaria una premessa importante: non sono assolutamente sportiva (per nulla), non so nuotare, in bici quella che per me è una salita ardua, un triatleta la percorre in un nanosecondo e l’unica corsa che vale la pena (per me) fare è quando ci sono i saldi in un negozio di borse, ma, nonostante tutto questo, amo il triathlon! Quando ho sentito per la prima volta in vita mia questa parola, non sapevo neanche quale fosse il suo vero significato e, quando mi sono state spiegate le lunghezze di una gara, la mia domanda, forse un po’ scontata, è stata: “In quanti giorni?”.

La prima volta

Nel maggio 2013 partecipai (per favore permettetemi questo verbo) all’Ironman di Lanzarote, primo per me e primo anche per quello che poi è diventato mio marito.È stato subito amore a prima vista (non parlo solo di mio marito, ma anche di questo mondo). Credo che un giorno potrei scrivere un libro su quello che avviene in una gara di triathlon vivendola da supporter o da coach, le emozioni che accompagnano ogni gara, le persone che si incontrano provenienti da ogni parte di Italia e del mondo, le lacrime che ogni volta non riesco a trattenere sotto la finish line, la loro, eppure un po’ anche mia. Trovo che sia un mondo fatto di lealtà, sacrificio e, soprattutto, di famiglia! Ogni triatleta è sempre accompagnato da mogli, genitori, figli… e alla fine si diventa tutti amici.

Nel viaggio di nozze

Il triathlon ha accompagnato la nostra storia di coppia e abbiamo scelto insieme di inserirlo nel nostro viaggio di nozze! Ci siamo sposati il 14 febbraio 2014, da tutti siamo stati considerati romantici vista la scelta della data, in realtà questa era legata alla gara di Wanaka, in Nuova Zelanda, che si sarebbe disputata la settimana successiva. Così siamo partiti verso l’altra parte del mondo. Mio marito era l’unico partecipante dall’Italia e sentire suonare l’inno nazionale la mattina solo per lui/noi è stato indescrivibile. La gara di Wanaka è qualcosa di unico, parlo soprattutto del paesaggio, dei colori, delle mille sfumature di verde che appaiono all’orizzonte... A noi non importa la classifica, noi partecipiamo semplicemente per la gioia di condividere questo momento insieme e, ogni volta che Alberto arriva alla finish line, per me è sempre il numero 1!

Io le mie le chiamo in tre modi: triathlon, Francesco e BMC Dexter. Il triathlon è stato come quel colpo di fulmine che si prova quando vedi una donna per la prima volta in mezzo alla folla e che credi di conoscere da una vita; Francesco è il nome di mio figlio, che ho visto da piccolo piccolo crescere accanto a me e che, di pari passo, fa crescere in me l’amore nei suoi confronti, per quel bimbo che diventerà un giorno un uomo. C’è poi Dexter, la mia bici: di lei mi sono innamorato la prima volta che l’ho vista sulle pagine di questa rivista e ho sognato di farci il mio primo Ironman. Arrivo dallo sport, agonismo del nuoto, storia comune a tanti ragazzi della mia età quando la playstation non era ancora nata e lo sport era l’unica attività che ci era permessa, perciò giù a fare chilometri. Poi, una volta cresciuto, la vita mi abbaglia con le sue luci che un po’ mi confonde e tendo a perdermi; lascio lo sport e inizio a lavorare ma dopo, per gli strani giri della vita e quasi per caso, ho fatto dello sport la mia vita e il mio lavoro: corono il sogno di aprire una palestra nel mio paese. La seguo, ci metto il sangue, funziona, ne sono contento. Ma lo sport per me non è pesi e super serie, ed ecco che un giorno appendono nella bacheca la pubblicità di una gara sprint in provincia di Torino. Via, di getto mi iscrivo, cosa vuoi che sia uno sprint? Correre corro, nuotare nuoto e andare in bici lo faccio spesso. Preparazione sommaria, faccio la gara e la finisco in modo decoroso ma nulla di che: corro quei 5 km come fossero gli ultimi di una maratona.

Come una folgorazione

Una fatica che scoppia arrivato a casa sul divano, il cuore che impazza… un po’ perché stanco per uno sforzo che non prevedevo, un po’ perché ho scoperto una passione! Cerco sul sito la prossima gara, sono stato folgorato. E via altri sprint e un olimpico, chiudo la mia prima stagione così, il 2014. A ottobre di quello stesso anno decido per un 70.3, quello di St. Pölten. Mi iscrivo, pago, ormai è fatta, non mi posso più tirare indietro. Sono orgoglioso e ho tutti i peggiori difetti di ogni sportivo che si rispetti. Sono mesi intensi, mi alleno a sensazione, a tappe, a piccoli traguardi, cercando sempre il mio limite; scarico tabelle da Internet, mi documento, spingo, allungo i km, faccio mezze maratone.

Affascinante giostra

L’ho presa seriamente, arriva il giorno, parto, arrivo nel paradiso austriaco ed entro in questa “giostra” affascinante fatta di stand, di gente festosa, di pasta party. La tensione la scarico facendo il turista: per un giorno esco dal clima di gara, mi isolo. Ma il fatidico giorno arriva, mi sveglia l’acqua gelata del lago, da lì è tutto un susseguirsi di emozioni. Non sono un uomo che si emoziona facilmente, nella vita mi emoziona mio figlio e poco altro, ma rimarrà vivida la sensazione delle lacrime in gola arrivate al 1° km di corsa, quando ti senti “sul pezzo”, senti di far parte di quella meravigliosa giostra, ti senti vivo: 21 km finali fatti senza crisi se non quelle emotive, ma per quelle ci sono i miei fidi occhiali da gara a mascherare il tutto. Traguardo raggiunto nel tempo che mi ero prefissato. Dopo un’esperienza così non ci si ferma più, si spostano i propri limiti sempre più avanti. Klaghenfurt 26 giugno 2016: ci sarò, io e i miei fidi occhiali a mascherare le emozioni, perché il triathlon è fatica e la fatica genera emozioni che fanno sentire vivi. Grazie a questo mondo che sento un po’ più mio.

Per la rubrica "Vita di Società", a cura di Federica Varbella e ogni mese in edicola con un nuovo numero di Triathlete, oggi parliamo di Triathlon 7C ASD

Per la rubrica "Vita di Società", a cura di Federica Varbella e ogni mese in edicola con un nuovo numero di Triathlete, oggi parliamo di ASD ReAction

Per la rubrica "Vita di Società", a cura di Federica Varbella e ogni mese in edicola con un nuovo numero di Triathlete, oggi parliamo di ASD Poligolfo

Straordinaria storia raccontata nell’omonimo docu-film di Riccardo Barlaam, che tratta della storia di sette ragazzi straordinari che, con dedizione e determinazione, si sono qualificati e hanno ottenuto medaglie alle Paralimpiadi di nuoto a Rio 2016. And now? Waiting for Tokyo 2020.

Scopri di più sul numero di luglio: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

Verso un nuovo quadriennio olimpico: il seguito del progetto Paratriathlon Eco Race Insuperabili presentato a Milano, in Regione Lombardia. 
Questa mattina a Milano, nel Palazzo di Regione Lombardia, Eco Race ha presentato i nuovi obiettivi degli Insuperabili, ormai sulla strada del secondo quadriennio olimpico. Progetto di Responsabilità sociale d'impresa, quello degli Insuperabili è stato pensato da Eco Race per promuovere lo sport Paralimpico come strumento di crescita e sostenibilità sociale. Gli onori di casa li ha fatti la consigliera regionale Maroni, che ha illustrato le azioni messe in atto da Regione Lombardia in favore dei portatori di disabilità per rendere la pratica sportiva un momento di aggregazione tra disabili e normodotati. Anche da parte della Federazione Italiana Triathlon persiste la volontà di sostenere progetti simili che guardano alla multidisciplina come strumento privilegiato di inclusione sociale per la disabilità e le due medaglie di Michele Ferrarin e Giovanni Achenza alle recenti Olimpiadi di Rio sono di ottimo auspicio per il nuovo quadriennio. Alberto Volpi, Presidente di Eco Race, ha posto l’accento sul coinvolgimento emotivo che spinge tutto il team di lavoro a credere in questo progetto destinato ad avere un positivo impatto sulla salute, sulle funzionalità psicomotorie, sulla socializzazione e il superamento di disagi fisici e delle barriere psicologiche. Neil Mc Leod per la Federazione Italiana Triathlon ha ricordato quanta energia venga spesa al servizio dei ragazzi portatori di disabilità che scelgono il triathlon come strumento privilegiato di inclusione. Lo staff federale che si dedica quotidianamente alla multidisciplina d’ambito paralimpico è sostenuto da YouAble, che nel 2016 ha deciso di avviare il progetto Insuperabili di iniziazione al Paratriathlon con Eco Race e nel 2017 sta andando avanti. Mattia Cambi, Direttore Tecnico della Nazionale di Paratriathlon, è già al lavoro con il reclutamento di nuovi atleti. Nel clou della stagione agonistica, i riscontri tecnici confermano la buona direzione presa e la strada ben impostata dal suo predecessore, Simone Biava. L’obiettivo è quello di aumentare i numeri di partecipazione di questo sport a livello nazionale, obiettivo da perseguire prima di tutto con un calendario di eventi promozionali diffusi su tutto il territorio.

Dalle scuole di Romano di Lombardia riparte il progetto paratriathlon "Insuperabili" firmato Eco Race; presenti alcuni atleti della Nazionale Italiana Paralimpica, tra cui Giovanni Achenza, bronzo a Rio2016.
Con Insuperabili, progetto di Responsabilità Sociale d'Impresa, l'impegno di Eco Race in nome della sostenibilità questa volta si declina nell'ambito del sociale: un nuovo sodalizio con la Federazione Italiana Triathlon anche per il prossimo quadriennio olimpico in direzione Paralimpiadi Tokyo2020 non solo sosterrà economicamente preparazione e trasferte degli atleti, ma realizzerà percorsi di formazione all'interno delle scuole per facilitare la sensibilizzazione giovanile al mondo della disabilità e la promozione tra i disabili dello sport Paralimpico come strumento di crescita e sostenibilità sociale. Inaugurato a Romano di Lombardia, il progetto è infatti ripartito con un incontro formativo nelle scuole superiori: le classi quinte dell'Istitituto Tecnico GB Rubini assieme a quelle del Liceo Don Milani hanno incontrato gli atleti della Nazionale Italiana di Paratriathlon, ospiti di Eco Race a Romano per il weekend di gare del circuito nazionale di paraduathlon.
L'appuntamento è quindi per domenica a Romano di Lombardia con i Tricolori Paraduathlon.

Dalla Svezia la nuova disciplina che prevede l’alternanza tra la corsa e il nuoto, adattandosi alla conformazione del territorio, senza vincoli di distanze o metriche prestabilite. Si corre con la muta e si nuota con palette e scarpe. Problemi di adattamento? Nessuno. Divertimento? Quello sì, e non poco.

Anche su questo numero, tanti i resoconti delle competizioni che ci hanno appassionato: dal Sanniti Triathlon, nel cuore d’Abruzzo, allo Stone Brixia Man, triathlon estremo, per passare al Prealpi Triathlon Fest, ad Alpago, e al Tricolori Triathlon Cross.

Scopri di più sul numero di settembre-ottobre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

Questo mese: Swimrun Otillo Sprint Engadin, “provata” dalla nostra collaboratrice Bianca Lenci, questa volta non in veste di fisioterapista ma di atleta/inviata speciale. Ci racconta di una disciplina in crescita, quella che porta a correre e a nuotare consecutivamente per molte volte. In un caleidoscopio di emozioni.

Scopri di più sul numero di agosto: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento e digitale.

Inferno Snow, Andrea Del Piano e Carol Zenga dominatori della prima edizione winter sulla neve della corsa a ostacoli più partecipata d'Italia. Presenti i migliori atleti competitivi qualificati ai Campionati Mondiali OCR 2018

Terza tappa del Campionato italiano OCR, acronimo di Obstacle Course Race, alla sua 5^ edizione

È il Campionato italiano OCR, il primo circuito nazionale di corse a ostacoli a livello mondiale, l’altra gara di questo mese